Abbandono scolastico: una riflessione sulle cause e su cosa fare a Pistoia

abbandono scolastico

Secondo una recente ricerca IPSOS circa 34.000 studenti sono a rischio abbandono scolastico ogni anno. Nel 2018 il Ministero della Pubblica Istruzione segnalava un tasso di dispersione preoccupante: il 14,5%. Questo significa che più di 1 studente ogni 7 rischia di lasciare la scuola e non diplomarsi. E la situazione non accenna a migliorare neppure nel 2022.

In qualità di responsabile di un’istituzione scolastica privata, voglio dire una cosa che non piacerà a qualcuno. Credo che il problema dell’abbandono scolastico NON sia la mancanza di voglia di studiare. Gli ultimi in prima linea fra i banchi mi hanno fatto capire che la causa è più profonda.

L’abbandono scolastico è favorito da esperienze negative come relazioni pessime con alcuni docenti o con i compagni di classe. 

Per comprendere questa dinamica voglio segnalarti che alcuni studenti mi hanno raccontato di aver vissuto la scuola pubblica con dolore. Questa sofferenza li ha  portati a scappare, smettendo di frequentare le lezioni mattutine. Non posso biasimarli, sono il primo a sentire la necessità di allontanarmi dalla sofferenza. 

Nel report IPSOS I giovani ai tempi del Coronavirus viene dipinto un quadro impressionante. Nel nostro paese ci sono adolescenti sommersi da stress ed ansia legati alla frequentazione della scuola. Si tratta spesso di fragilità che non vengono capite dai docenti, di conseguenza i ragazzi si sentono abbandonati. 

Il lato preoccupante di questa situazione è il disagio che trova riscontro nei dati dell’ASL Toscana: sono in aumento del 10% i soccorsi per attacchi di panico fra gli adolescenti. Una condizione insostenibile.

Stiamo vivendo un periodo complesso. Per questo ci sarebbe bisogno di una scuola più umana ed accogliente.
Una scuola amica della formazione, in contrasto all’abbandono scolastico.

I dati parlano chiaro: nel nostro paese c’è una deriva di abbandono scolastico. Anche a causa del malessere generato dall’insicurezza e dai passati periodi di quarantena. La scuola pubblica spesso non aiuta coloro che vivono periodi personali difficili o coloro che rimangono indietro. Infatti, a metà dell’a.s. 2019/2020, in piena pandemia, si sono iscritti da noi 27 ragazzi che stavano per lasciare la scuola. Nell’a.s. 2020/2021 i numeri sono aumentati. 

La buona notizia è che tutti questi studenti sono riusciti a concludere l’anno scolastico con successo. Coloro che hanno sostenuto la maturità si sono diplomati. Gli altri hanno continuato nel loro percorso.

La promozione è il risultato più evidente. La maggior parte dei genitori e degli studenti è angosciato dall’idea di dover ripetere un intero anno scolastico a causa delle troppe assenze o di un paio di materie insufficienti.

Ma se rifletti insieme a me, puoi capire perché ritengo che ci sia stato un successo ancora più importante della semplice promozione. I ragazzi e le ragazze di cui ti parlo hanno ritrovato la serenità di stare in classe. Hanno ritrovato la motivazione e la fiducia in se stessi. Questo è l’obiettivo primario del metodo scuola amica. L’unico che può realamente scongiurare l’abbandono scolastico

Quando la scuola viene affrontata con serenità, migliora la salute psicofisica degli studenti, migliora il loro umore. Ecco perché uno dei feedback più frequenti che ci invano i genitori dei nostri iscritti riguarda proprio il miglioramento della qualità dei rapporti familiari. Adolescenti più sereni significa anche rapporti positivi a casa.

L’istituzione scolastica dovrebbe imparare a comprendere i propri studenti, collaborare con loro creando un clima positivo e utile alla formazione di ciascuno.

Su quali principi si dovrebbe strutturare una scuola amica della formazione? Vorrei suggerire 4 fattori chiave, spunto per una riflessione:

  • relazioni umane di qualità.
    Una delle difficoltà più grandi che gli studenti incontrano a scuola è la freddezza di alcuni docenti. Vogliamo essere chiari su questo tema: non è sufficiente essere competenti nella materia per poter insegnare. Una scuola che funzioni veramente deve avere professori che amano stare con i ragazzi.

  • Didattica attiva e calibrata sugli studenti.

    Ogni ragazzo, ogni ragazza è differente. Per questo motivo riteniamo ingiusto trattare tutti nello stesso modo come viene fatto alla scuola pubblica. Dovere di un buon insegnante è rispettare i tempi dei propri studenti e comprendere le loro difficoltà. Adattare le lezioni ai gruppi ed alle persone che ha davanti.
    Tenere lezioni in cui loro partecipano in modo attivo, senza sentirsi giudicati.

  • Verifiche formative.
    Spesso si sente parlare di professori che spiegano per ore,
    verificano con un compito in classe e poi vanno avanti, quale che sia il risultato. Il sistema scolastico italiano mette davanti al benessere dei propri studente la burocrazia. 
    Questo non deve avvenire, ecco perché usiamo un sistema di
    verifiche formative. Con questo l’obiettivo del docente è capire cosa dobbiamo rivedere in classe per poter andare avanti. Non solo dare voti.

  • Esercitazioni, compiti e prove programmate.
    Ci siamo chiesti come ottenere una drastica riduzione dello stress e dell’ansia dei nostri studenti, senza rinunciare alla loro formazione. La risposta a questa domanda si trova nell’organizzazione dell’attività didattica: programmazione delle attività, basata sia sulle esigenze dei ragazzi, sia sulle necessitò dei professori.
    Programmare le verifiche, per esempio, permette di ridurre in modo significativo l’ansia, ma allo stesso tempo garantisce un accordo di responsabilità che spesso porta a risultati eccezionali.

Grazie a questi princìpi siamo diventati un’oasi per chi si è perso nel deserto della scuola pubblica.

In questo periodo stiamo accogliendo molti studenti a rischio abbandono scolastico. 

Qualcuno potrebbe sostenere che la grande quantità di nuovi iscritti dipenda dal fatto che siamo l’unica scuola sul territorio a lavorare con questi principi. In parte ritengo che sia vero e devo ringraziare i docenti per l’impegno quotidiano su questa linea educativa …

… tuttavia credo che il boom di iscrizioni sia il sintomo che qualcosa non è andato come dovrebbe nella scuola pubblica. Evidentemente i problemi di cui parlavo prima si sono sommati ed hanno avuto come effetto l’allontanamento di molti studenti dal sistema scolastico. 

Non è una novità, ne parlavamo già l’anno scorso in questo articolo ANSA: nei periodi di difficoltà e fragilità come quello che stiamo vivendo, i ragazzi avrebbero bisogno di accoglienza, di socialità, di parlare fra loro e con gli adulti di riferimento. Invece spesso trovano la freddezza delle procedure.

Quello che il sistema scolastico non può o non vuole capire è che non c’è reale apprendimento in questo modo. Solo mero adempimento burocratico. Tutelare i ragazzi e le ragazze significa innanzitutto non considerarli numeri, ma persone. Gli studenti non si devono sentire male per venire a scuola, altrimenti il rischio di abbandonare il percorso formativa sarà sempre dietro l’angolo.

Se vuoi approfondire la nostra idea di scuola ti invito a consultare la nostra pagina scuola amica.

Se invece vuoi capire come trasformare il rischio abbandono scolastico in opportunità di crescita personale e formativa chiamaci allo 0573 534518. Ti risponderà un responsabile a cui potrai fare delle domande specifiche e con in quale potrai fissare un appuntamento personalizzato.  

Dott. Giulio Oriandoli
Responsabile area didattica CSM